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N. 144 - maggio 2021
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QUALCHE DEFINIZIONE

DIAGNOSI: CONCETTI, DEFINIZONI E PARERI

DIAGNOSI/DIAGNOSIS Etimologicamente il termine diagnosi deriva dal greco dia (attraverso) e gnosis (conoscenza) e significa quindi conoscere attraverso, nel suo significato è presente un riferimento ad un processo di conoscenza qualitativo di natura ipotetico-deduttivo. Oggetto della diagnosi è la psicopatologia che rappresenta l'insieme delle patologie della psiche ossia dei diversi modi con cui la persona può esprimere il suo disagio. La psicopatologia si occupa delle malattie della mente

SIGNIFICATO DELLA DIAGNOSI E' possibile concepire il concetto di "diagnosi" lungo un continuum che attraversa due aree distinte ma parzialmente sovrapposte, l'area psicosociale e l'area biomedica. Ad un primo estremo, relativo all'area psicosociale, la diagnosi è intesa in senso ampio come valutazione, assessment nell'accezione anglosassone. L'assessment (da ad-sedere) si riferisce alla valutazione di quello che accade nel corso dell'osservazione, al pari di un giudice di linea che osserva e valuta una serie di eventi all'interno di un recinto che delimita il campo di gioco. In genere, l'assessment viene fatto usando più tecniche (osservazione, test, colloquio), integrando gli esiti finali con altre fonti informative, come ad esempio la storia del soggetto.

IL RISCHIO DIAGNOSI In psichiatria ed in psicologia clinica la diagnosi assume un posto di rilievo sia come specifico campo di studio sia come competenza indispensabile dei professionisti che operano in tale campo. Una prima notazione va fatta in merito al significato che la diagnosi detiene nel contesto clinico. Non va dimenticato il valore che essa, in quanto etichetta può assumere per la persona che la riceve. Si tratta di una competenza non solo complessa ma anche molto delicata

L'APPROCCIO MULTIFATTORIALE In psichiatria l'approccio multifattoriale alla comprensione delle cause del disturbo è la regola piuttosto che l'eccezione. Ciò significa che una diagnosi stretta, in termini puramente organici o comportamentali è inadeguata. La diagnosi porta con sé un significato, riguardante gli antecedenti dello stato attuale, e ciò che più conta, quanto probabilmente avverrà in futuro, e quindi cosa occorrerebbe fare. La diagnosi, è inoltre un modo di comunicazione tra professionisti. Dovrebbe comprendere una formulazione piena piuttosto che una singola parola. L'introduzione di terapie efficaci per molte condizioni ha reso necessario una maggiore attenzione nell'attribuzione della diagnosi

L'ORIGINE IGNOTA DEI DISTURBI MENTALI I disturbi mentali si manifestano diversamente in relazione alle caratteristiche del contesto culturale ove originano, ed è difficile accordarsi su quali siano le forme universali dei disturbi, sulle quali basare una classificazione. L'unico criterio, secondo l'approccio classico della psichiatria, rimane la valutazione di sintomi e comportamenti, la cui rilevazione non può non risentire della soggettività dell'osservatore. Ma di fatto l'origine dei disturbi mentali rimane sostanzialmente ignota.

LA CLASSIFICAZIONE La classificazione, almeno convenzionalmente accettata da tutti, utile a confrontare le esperienze cliniche, gli esiti degli interventi prodotti dai servizi e principalmente a paragonare i risultati delle ricerche. Prima dell'emergere del DSM le classificazioni che si sono affermate prevedevano come principio fondamentale di classificazione quello descrittivo.

 

LA DIAGNOSI IN PSICOLOGIA CLINICA In psicologia clinica si propone un concetto di diagnosi più ampio che non riguarda solo l'individuazione di un disturbo ma comprende una valutazione generale della personalità e del comportamento del soggetto. In tale ottica la diagnosi coincide con una valutazione clinica che è il processo mediante il quale i clinici pervengono alla comprensione del paziente necessaria a prendere delle decisioni consapevoli

 

IL CONCETTO DI VALUTAZIONE CLINICA Il concetto di valutazione clinica trascende quello di diagnosi in senso strettamente medico in quanto si propone come obiettivo di comprendere un determinato individuo attraverso una raccolta di informazioni il più possibile accurata circa il suo sistema di personalità.

 

LA DIAGNOSI STRUTTURALE Se si lascia cadere per terra il campione minerale cristallizzato, questo potrà rompersi, spiega Freud, solo secondo le linee di scissione prestabilite allo stato di equilibrio, secondo i loro limiti, le loro direzioni e le loro angolazioni fino ad allora invisibili. Queste linee originali ed immutabili definiscono la struttura interna del minerale

PERSONALITÀ NORMALE E PATOLOGICA È dimostrato che una personalità ritenuta "normale" può entrare in qualsiasi momento della sua esistenza nella patologia mentale - anche nella psicosi -, e che, inversamente, un malato mentale, anche psicotico, precocemente e correttamente trattato conserva tutte le possibilità di tornare ad una situazione di "normalità".

 

LA SALUTE MENTALE "Veramente sano non è semplicemente chi si dichiara tale, né tanto meno un malato che si ignora come tale, bensì un soggetto che conserva in sé le fissazioni conflittuali della maggior parte della gente e che non ha ancora incontrato sulla sua strada difficoltà interne o esterne superiori al suo bagaglio affettivo ereditario o acquisito, alle sue facoltà personali difensive o adattive; che si permette un gioco abbastanza elastico dei suoi bisogni pulsionali, dei processi primario e secondario, sia sul piano personale che su quello sociale, tenendo in giusta considerazione la realtà e riservandosi il diritto di comportarsi in modo apparentemente aberrante in circostanze eccezionalmente "anormali"

GIOVANNI JERVIS

 "La diagnosi psichiatrica è in genere una diagnosi sindromica, non una diagnosi di malattia. Essa è il risultato di un giudizio, e quindi della decisione di valutare di più certi aspetti comportamentali del soggetto, e altri di meno: è cioè il risultato di una scelta fra i vari aspetti del modo di comportarsi dell'individuo che viene sottoposto a diagnosi. La diagnosi psichiatrica non è che un modo, solo più ufficiale, più tecnico e meno comprensibile, di esprimere un giudizio su una persona. Non è possibile evitare questi giudizi: noi tutti classifichiamo le persone come stupide, intelligenti, egoiste, rompiscatole, simpatiche o no, e così via; esprimiamo questi giudizi, e in essi riassumiamo una serie di 'sintomi' che osserviamo. La psichiatria compie la stessa identica operazione: se c'è una differenza, è soprattutto che l'etichetta psichiatrica ha conseguenze sociali molto più gravi. Le diagnosi psichiatriche sono quindi designazioni più 'tecniche' e 'autoritarie', eppure rimangono sommarie e rozze; una diagnosi psichiatrica dice, in fondo, ben poco su una persona. Ma quel che più conta è che la diagnosi psichiatrica è sempre un giudizio di valore pesantemente svalutativo e in definitiva denigratore. La diagnosi psichiatrica è un giudizio totalitario; essa introduce l'immagine di un individuo monoprogrammato e robotizzato dalla follia cioè di un essere pericolosamente irresponsabile. Le diagnosi dovrebbero quindi essere usate il meno possibile in psichiatria: potrebbero avere una giustificazione solo come brevi indicazioni riassuntive di tipo tecnico"

Giovanni Jervis - psichiatra e psicologo - docente di psicologia dinamica all’Università “La Sapienza” di Roma