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N. 143 - maggio 2021
Approfondimenti

L'AUTO-AIUTO

Auto-Aiuto significa aiutare qualcuno ad aiutare se stesso, cioè aiutare a riprendere un processo di crescita personale e sociale. Aiutare una persona a riflettere, analizzare la propria situazione, confrontarsi con essa, vedere fino a che punto può essere soddisfacente, e alla fine decidere cosa vuole fare è un processo
spesso fastidioso e doloroso, ma l'unico efficace.
Significa:
1- Ascoltare ciò che una persona vuole comunicare
2 - Condividere i suoi problemi e sentimenti senza emettere alcun tipo di giudizio
3 – Offrirsi di fare da specchio alla situazione della persona
4 – Aiutare la persona a prendere coscienza delle difficoltà e del loro perché
5 Lasciare che la persona decida liberamente ciò che è veramente appropriato alla sua situazione e se è necessario appoggiarla nella sua decisione: solidarietà e supporto senza interferire nel processo decisionale.
L' Auto-Aiuto libera una energia capace di portare la persona, anche la più incallita, fuori dalla sua dipendenza: questa energia proviene da una esperienza spirituale.
Spiritualità. Dice Harry Tiebout, psichiatra che ha studiato il meccanismo terapeutico degli AA, che “la caratteristica dell’alcolista tipico è un sentimento egocentrico dominato dalla sensazione di onnipotenza che cerca in tutti i modi di mantenere la sua integrità interiore. Anche se questo è presente in altri disordini emozionali, si presenta in forma quasi pura in tutti gli alcolisti. Interiormente l’alcolista non accetta di essere controllato da una persona o da Dio. E' e deve essere il padrone del suo destino e lotterà fino all’ultimo per conservare questa posizione. La spiritualità costituisce una sfida all'attitudine stessa dell'alcolista con la sua esigenza di sottomissione. Però, e questo è basilare, se l'alcolista può accettare veramente la presenza di un Potere superiore a se stesso, allora con questo passo trascendente modifica il più profondo della sua struttura interiore".
Umiltà. La natura di questa esperienza è arrivare a sentirsi totalmente umile per poter accettare che fuori di se esiste qualcosa più grande e più forte che ama e protegge. Questo risveglio spirituale conduce ad abbandonare la confidenza nella propria onnipotenza e ad accettare l'aiuto esterno.
Quando il "drogato" abbandona i sentimenti vendicativi e aggressivi verso se stesso e la vita, si ritrova inondato da sensazioni inedite: l'amore, l'amicizia e una soddisfazione serena vanno a rimpiazzare la irritabilità e il caos interiore. Con questa nuova forma di essere e stare nella vita non esiste più la imperiosa necessità di bere o annientarsi con altre sostanze.
Toccare il fondo. Per la "teologia di A.A.", come dice Gregory Bateson, questo passo è di grande importanza per il processo di recupero e se non si produce sarà moIto difficile accettare veramente l'aiuto che riscatta. Sono diversi i disastri che possono far toccare il fondo a una persona: accidenti diversi, un attacco di delirium tremens per un alcolista, un coma per un tossicodipendente, una diagnosi senza speranza, etc.
Il fondo è diverso per persone diverse e qualcuno può morire prima di toccarlo. Anche se possibile che una persona tocchi il fondo molte volte, è chiaro che non è inevitabile anche se è un attimo di panico favorevole per il cambio. Molte volte qualche "amico", un parente "affettuoso" tira fuori da questo attimo di panico la persona perchè ritorni al suo orgoglio e alla sua droga. Questa lo porterà a toccare il fondo più disastrosamente la prossima volta, ammesso che ci sarà una prossima volta, occasione matura per operare un cambiamento decisivo.
Vivere un giorno alla volta. Restare nell'oggi è difficile per chiunque, però realmente tutto ciò che possiede un essere umano è l'oggi, queste 24 ore che stanno trascorrendo. Vivere "ieri" è doloroso e vivere "domani" riempie di ansia.
L’auto-aiuto propone di condividere l’esperienza (il passato), il vigore (il presente) e la speranza (il futuro) ma pone l'accento sul qui e ora. Solo per oggi, domani, se ci sarà, spero di fare in modo che sia migliore di oggi.
Fede sì, religione no. E' una esperienza spirituale e non una chiesa. La vita spirituale non è una teoria intellettuale: si deve vivere. Talvolta quello spirituale è il compito più arduo, durerà tutta la vita per potersi sviluppare totalmente. Consiste in un vero atto di abbandono, profondamente implicato nel processo terapeutico che porta al recupero. L'individualità sfidante è un sentimento di grandiosità vicino alla megalomania sono caratteristiche ripetitive nella personalità compulsiva. Se questi meccanismi non vengono fermati, l’esperienza dell’abbandono non avverrà e si chiuderà la strada verso la crescita e la maturazione. Nelle altre esperienze dolorose iI vissuto non è tanto devastante e per questa stessa ragione non spinge tanto drammaticamente verso ii recupero. Recuperarsi significa uscire dal fango, riparare i disastri compiuti e iniziare a vivere con la gente e se necessario contro la gente. Ma c'è una distinzione tra i concetti di cura e recupero.
E' possibile curarsi un raffreddore ma non una malattia cronica. Questa esigerà, in forma costante, non ripetere gli errori del passato per non rischiare una ricaduta. La filosofia dell'Auto-Aiuto insegna che si produce all’intorno del recupero una concatenazione che causa ed effetto nel seguente ordine: toccare il fondo dà alla persona coscienza di vulnerabilità e permette di trattare nuovamente con l'io; quindi è possibile l'abbandono, consistente in un vero e umile atto di resa, per arrivare all’accettazione, tappa dove la persona è capace di digerire l'aiuto che riceve, oltre a cooperare e mostrarsi ricettivo con gli altri. II risultato finale consiste in un grado variabile di pace conseguenza della fine delle lotte e divisioni interiori. Bisogna distinguere il recupero come somma di tutto il processo anteriore dell'astinenza, dalla condizione nella quale la persona lasciò di consumare la sostanza che la incatenava o di praticare la condotta che la rendeva disgraziata, però si mostra risentita e piena di sfide. Discute, litiga spesso e si vede irritata come se le avessero tolto il giocattolo favorito invece di avervi rinunciato volontariamente.
Ha detto "sì" in superficie ma continua dicendo "no" interiormente e questo le crea molte colpe perché non si tratta di una vera accettazione.
Raggiungere il recupero quindi è un lungo processo fatto di piccoli successi e passi avanti, ma anche di ristagni e retrocessioni. Il "recuperato" non si è trasformato in un santo: ha lasciato di soffrire e far soffrire.Tantomeno si è trasformato istantaneamente in un servitore generoso; trasmette la sua esperienza e appoggio perché in questo stesso gesto sta ottenendo materia e strumenti per il proprio recupero. Come dicono molti, l'auto-aiuto sarebbe in realtà una forma di "egoismo cooperativo".