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N. 143 - maggio 2021
A proposito di

IL MOVIMENTO DELLE COMUNITA' TERAPEUTICHE

Il termine Comunità Terapeutica (CT), riferendoci alle scarse ma precise informazioni giunte fino a noi, risale a più di duemila anni fa. Philo Judaeus descriveva con le seguenti parole l'attività terapeutica di una di queste nei dintorni di Alessandria d’Egitto: “... curano le anime che si trovano sotto il dominio di terribili e quasi incurabili infermità di piaceri e appetiti, paure e dolori, avidità e pazzia...” Già a quel tempo la comunità con caratteristiche terapeutiche (2) era utilizzata per curare quei mali verso i quali la medicina tradizionale si rivelava inefficace. Molto tempo dopo, le prime comunità cristiane, con la solidarietà la condivisione dei beni e il mutuo aiuto davano testimonianza di un modo alternativo di vivere i rapporti umani. Le comunità monastiche perseguivano con le stesse modalità i medesimi obiettivi anche se con motivazioni ultraterrene. Vi troviamo
gli stessi elementi: vita in comune, condivisione dei beni, il mutuo aiuto, funzioni distinte ma senza gerarchie, le regole generate dall’interno del gruppo per facilitare e rispettare il raggiungimento degli obiettivi comuni.
Così la riforma protestante era un movimento di protesta all’interno della chiesa cattolica del tempo contro il deteriorarsi della vita e testimonianza cristiana cercando di riportare alle origini delle prime chiese lo stile di vita delle comunità ecclesiali.
Nel 1860 nasce a Oxford una organizzazione religiosa, in alternativa e critica alla Chiesa d’Inghilterra, il cui obiettivo era “la rinascita spirituale della umanità”. Originariamente chiamata First Century Christian Fellowship (associazione cristiana del primo secolo), nel 1900 cambiò la sua denominazione in Moral Group, perseguiva uno stile di vita più fedele all’ideale cristiano, si incontrava varie volte a settimana per leggere e commentare la Bibbia e promettersi gli uni agli altri di essere più onesti. Dopo circa 10 – 15 anni,
si scoprì che il 25% dei suoi membri erano ex alcolisti. Un gruppo di questi iniziò a riunirsi negli stati Uniti d’America per condividere l’impegno e lo sforzo di restare sobri: in questo modo nacque il primo gruppo di Alcolisti Anonimi (AA) che con il tempo si sarebbe convertito nel più grande gruppo di auto-aiuto del mondo. Nel 1958, Charles Dederich e un piccolo gruppo di ex AA, decisero di vivere insieme per aiutarsi di più nella  ricerca di uno stile di vita alternativo. Così lasciarono AA e iniziarono a Santa Monica (in California) la prima CT:Synanon. Adottarono un sistema terapeutico molto direttivo immerso in una atmosfera quasi carismatica. Già nei primi tempi accolsero anche alcuni giovani che stavano tentendo di uscire dalla dipendenza della droga, così quella che era iniziata come una CT per ex-alcolisti, si apriva a coloro che usavano ed erano dipendenti da altre sostanze stupefacenti 

Questa esperienza si affermò rapidamente, dando vita ad altre simili che partendo dai concetti basilari, migliorarono e perfezionarono il modello. Daytop  Village ne costituisce l'esempio più significativo: Msr William B. O'Brien che insieme a David Deitch nel 1963 iniziò con un piccolo gruppo di tossicodipendenti alla periferia di New York quello che poi sarebbe diventato un programma terapeutico molto articolato (6). Nel 1967 ci fu una rottura tra i professionali tradizionali e i professionali non-tradizionali (ex residenti) all'interno del programma e non riuscendo a trovare una soluzione all'integrazione, i primi furono messi alla porta.  Con il moltiplicarsi delle iniziative nel nord America, l'esperienza attraversò l'Atlantico e iniziarono a svilupparsi nel nord Europa, soprattutto in Inghilterra, Olanda e Belgio, quindi Svezia, Germania. Infine l'esperienza arriva in Italia dove gli operatori preparati nella stessa scuola di formazione, danno un nuovo impulso al movimento con la riproposta in Spagna, nell'America Latina, in Asia e in Africa. E' molto importante menzionare nel campo psichiatrico l'esperienza della comunità cosiddetta "democratica" per malati mentali. Lo psichiatra scozzese Maxwell Jones, lavorando durante l'ultimo conflitto mondiale nell'ospedale Maudsley di Londra, e poi in quelli di Henderson e Dingleton, dal 1945 al 1969 trasformò il lavoro tradizionale dell'ospedale psichiatrico in una CT residenziale. Utilizzava lo stesso personale di una clinica psichiatrica convenzionale e come terapia praticava la psicoterapia individuale e di gruppo che si insegnava a quel tempo, però tentando di eliminare il più possibile l'uso dei farmaci coinvolgendo gli stessi "pazienti" nello svolgimento della terapia (8). Questo modello fu trasferito in Norvegia e in Svezia dove fu applicato con i tossicodipendenti ma con scarsi risultati in quanto questi ultimi hanno bisogno inizialmente di un approccio più direttivo che non era contemplato nella CT democratica (9). Uno studioso di psicologia, Hobart 0. Mowrer insoddisfatto con la psicoanalisi, prese a studiare il fenomeno della CT scoprendo punti comuni in tutti i tipi i quali confermavano ad alcune delle sue ipotesi. “Emarginazione” e “rinnovamento” sono le caratteristiche fondamentali dell’Oxford Group: protesta contro la chiusura della Chiesa che così non dava risposte alle esigenze di vita comunitaria dei credenti e quindi proposta di un nuovo stile. 

 Altro punto in comune è I' "onestà". "Vieni dentro del gruppo e parla di te, non di politica, né del lavoro o di altre cose, ma di quelle che dentro di te provocano paura e dolore" (Synanon). Questa onestà davanti al gruppo è un valore molto antico, la possiamo incontrare nelle prime comunità cristiane ed era chiamata exomologesi: confessione aperta in gruppo o anche autorivelazione. Altro punto che emerge è l’abbandono, nella relazione terapeutica, della posizione classica verticale “dottore – paziente”. Le interazioni che si stabiliscono tra le persone rompendo la rigida struttura del ruolo, hanno maggiori possibilità di dare aiuto. Tutti i diversi fenomeni comunitari, sia che si occupano di trascendenza, sia che si occupano di curare malattie mentali, sia di alcool o di droga, o di altri malesseri umani, nascono con una esigenza di democraticità, senza ruoli strutturati, dove i membri sono alla pari.
Anzi l'accento viene posto sull'individuo nel gruppo o nella comunità come il vero ha protagonista dell'azione terapeutica, che ha abbastanza chiaro cosa di cui ha bisogno ma da solo si rende incapace di perseguire. Quindi il valore del mutuo aiuto o auto-aiuto.
Altro punto in comune è il valore della “religiosità”. Tutti questi gruppi, e altri di cui non parliamo qui, sono capaci di rigenerare e mobilitare l'energia spirituale delle persone affinchè trovino il coraggio necessario per affrontare e perseguire gli obiettivi proposti: reintegrare le persone con se stesse, col gruppo, con la comunità, con la società, con Dio. Queste comunità sono capaci di creare l'ambiente e offrire gli strumenti perché ogni individuo abbia la libertà necessaria per andare alla ricerca della propria fonte e quindi
rispondere in maniera adeguata alla propria dimensione spirituale e alle necessità di questa.