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N. 172 - marzo 2024
Visti per voi

NE' UOMINI NE' DONNE

Le responsabilità della Televisione nella cultura della parità tra i generi

Si chiuda un occhio, se possibile, su tutte le volte che (lo ammettiamo) la curiosità è stata più forte della natura le diffidenza, ma la trasmissione è costruita apposta per catturare lo spettatore, e in questo fa bene il suo mestiere.

Stiamo parlando del tormentone pomeridiano, targato Mediaset, dal pretenzioso titolo di “Uomini e donne”, proposto quasi quotidianamente nella sua versione giovani e, si fa per dire, adulti.

La scena è sempre la stessa, come pure la compagnia di giro, pronta a recitare il suo ruolo fisso, con variazioni sul tema. I per sondaggi sono disposti a semicerchio su seggiole e imperiali seggioloni. Troni e tronisti/e in esposizione, corpi in cerca di anime gemelle, tirati a lucido e smaglianti nel look.

I maschi in pantaloni corti e stretti all'ultimo grido, sormontati da camicie aderenti che a stento contengono le loro larghe spalle da culturisti. Tatuaggi che fanno capolino, l'immancabile foltissimo ciuffo che come un salice pende sulla fronte o vi si erge come un'antenna.

Sguardo dritto e sicuro, stile "uomo che non deve chiedere mai".

I sensi bili incompresi sono decisamente minoritari rispetto ai duri, che acchiappano sempre. Le signorine agghindate in un turbinio di colori, acconciature da musa, labbra che indossano tonalità di rosso accecanti, curve da capogiro, visi che bucano lo schermo, lineamenti da fiaba ma in assenza di principesse.

Al centro lei, Maria, la signora della TV, un nome che è una garanzia, autorità morale indiscussa. Accovacciata sulle scale, a sottolineare un'apparente marginalità, fornisce il suo contributo minimo, rimanendo sempre neutrale al cospetto di tensioni che il suo stesso programma genera, fino a dover essere invocata, all'occorrenza, dal pubblico bramoso di giustizia.

Caso in cui, manco a dirlo, saprà mantenere la calma e manovrare abilmente il gioco pronunciando il minor numero di parole possibile, con la voce più bassa possibile. Della serie: continuate a scannarvi da soli, io mi limito ad osservarvi, a guidarvi solo con qualche sillaba verso un dialogo che non ci sarà.

Il tutto presto degenera in scontri plateali dal retrogusto sgradevole o al massimo evolve in qualche soddisfazione zeppa di vanità. Audience comunque assicurato. Quando la regia gradisce, l'opinionista di turno riversa cattiverie varie sui protagonisti e Tina, la biondona in carne ospite fissa del teatrino, vomita giudizi magistralmente premeditati.

Sguaiata per contratto, in abito lungo farcito di paillettes e piume, imbottita di stereotipi fino all'inverosimile, incontinente nella sua esuberanza, ha il compito specifico di aizzare i singoli partecipanti, indirizzandoli alla reciproca gelosia, alla rabbia e all'invidia che sempre albergano nel cuore umano. Ed è, paradossalmente, proprio lei il personaggio più schietto. I due schieramenti si fronteggiano l'un contro l'altro armati, rigidamente divisi per genere, in barba ad ogni conquista sociale (anche le puntate dedicate alle coppie dello stesso sesso ricalcano infatti lo stesso schema) e tra loro i corteggiatori che assediano il/la tronista di turno, cercando di captarne l'estemporaneo interesse, salvo poi vendicar si del suo probabile voltafaccia, nelle successive fasi delle riprese, dette "esterne". La situazione è costruita ad hoc.

Scena tipo: Lei/lui aspetta lui/lei in un ristorante extra lusso, tutto è pronto per festeggiare un amore non nato (ma questo è un dettaglio).

Tutto è sapientemente architettato per indurre all'avvicinamento progressivo i due.

L'atmosfera è giusta, la musica pure, i calici traboccano, peccato non sapere cosa si festeggia. Sei carino/a, mi piaci, grazie ché mi hai scelto e mi hai portato/a fin qui. Sì, ho provato qualcosa quando ti ho visto/a, anch'io davvero mi sto divertendo! Con te è un'altra cosa, proviamo a stenderci, perché non approfittare di questi divani" etc. etc. Ed ecco l'abbraccio, l'inevitabile bacio (presto rinnegato), l'apostrofo rosa senza le parole t'amo. L'altro/a precedentemente illuso/a osserva attonito/a dal piccolo riquadro in basso a sinistra dello schermo. Signore e signori, guardate com'è la faccia di chi si sente uno schifo e non capisce di averlo meritato. Risatine e autocontrollo, vai col compiaci mento senza freno ma non darlo a vedere. Dirai poi che era "solo" attrazione, ma era l'altro/a, davvero, l'altro che volevi conoscere! Intanto la telecamera incombe, ed è questo il momento di dare in pasto agli spettatori affamati la vostra piacevole figura. Ma non ci pensiamo, che vuoi che sia, dài, misuriamo a che distanza scatta la scintilla, a quanti millimetri la chimica si innesca, a quanti passi riesco a inquadrarti come un pezzo del mio mondo e a provare in presa diretta se la nostra immagine regge. 'Grande fratello' docet.

A questo punto, quante chance ha la 'nostra' coppia di sopravvivere più di mezz' ora, dimenticando l'impietosa perennità della registrazione, che conserverà per sempre le loro vuote sembianze, in pasto a chiunque da oggi in poi voglia, per interesse o morbosità o capriccio, attingere a quel contenitore? Questa farsa in cui oggi sono immersi sarà infatti custodita per sempre nelle teche della rete. Farsi del male è talmente facile… Morale della favola, tutto finisce in un intreccio di gelosie, esibite o dissimulate, di accuse e rancori che si moltiplicano come nel gioco degli specchi e non lasciano scampo. Il teleobiettivo inquadra i due, li insegue nel retro scena interno, perfino nei corridoi e nei cortili adiacenti dove si consumano goffi litigi, in un continuo ribaltamento di stati d'animo che volentieri travalicano in messaggi velenosi. E perfino in età più che matura il copione si ripete in edizione over ed è possibile vedere qualche anziana signora scappare per sfuggire ad un bacio non gradito di un panciuto cavaliere mentre in sala il pubblico sghignazza senza ritegno. …Donne e uomini sedicenti tali, che incarnano identità di genere stucchevoli e culturalmente pericolose. Ragazzi abbagliati dalla ricerca di visibilità e da facili guadagni (data l'eco sui social, con relativi sponsor). Giovani che si fidano più del set che dei pro pri sentimenti, e giocano a scegliere un partner per la vita il quale guarda un po' che destino! è proprio lì ad aspettarli. Convinti di avere incontra to qualcuno, non sono capaci di corteggiare, abbracciare e baciare se non se stessi, la propria immagine riflessa. Forti della loro avvenenza, essi rischiano di rimanere vittime della sproporzione evidente tra la loro fisicità prorompente e la loro maturità ancora in diveni re. Parlano della loro esperienza televisiva definendola spesso un percorso, ma finiscono col ricalcare una modalità di rapporto tra i sessi ben poco costruttiva, da cui sarà difficile liberarsi, lontani come sono -ci sembra- dall'idea di una sana relazione d'amore tra persone. E rimangono così, tra uno spot pubblicitario e l'altro del loro canale preferito, sospesi in un deserto di umanità e di senso dove il rispetto reciproco e la coerenza, la riservatezza e la grazia, la maschilità e la femminilità autentiche sono lontani anni luce. Così come l'idea di costruire, magari con fatica, una sana, vera, relazione d'amore da nutrire e far crescere ogni giorno, nella vita reale.

Maria Luisa Giannattasio