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N. 143 - maggio 2021
Conversando

IL VALORE POLITICO DELLA IDENTITA

Esse, come dicemmo, chiamano in causa, evidentemente, quella cultura che avevamo definita, nel numero scorso, “liquida” parafrasando Bauman.
Con questa espressione intendevamo riferirci alla eccessiva fluidità di un sistema sociale,  caratterizzato dal fatto che non si fa in tempo a condividere un sistema di regole e di valori, che ne avanza velocemente un altro.
Una realtà sociale nella quale finisce per prevalere la  ricerca di un  appagamento  narcisistico, effimero, poco impegnativo, socialmente riconosciuto  ma proprio per questo seducente e pericoloso.
E  in cui si rischia di adottare un atteggiamento  di  sostanziale disimpegno  dal ruolo attivo che una realtà come la nostra deve avere nella società.
Di fronte al futuro, infatti, il rischio è che prevalga scelte  vita vaghe e indefinite.  influenzate dalla precarietà della prospettiva temporale, povera di orientamenti e di progetti.
I giovani, in particolare, sembrano assai poco interrogati dalle difficili domande relative al significato, al valore, alla direzione della loro vita. Laddove, finiscono  per crescere non più  attraverso  il conflitto tra il sé e l'altro, bensì nel conflitto tra il sé reale e il sé ideale.
In questo modo   nascono e dilagano nuovi disagi, nuove patologie, fra cui anche le citate dipendenze comportamentali, molto spesso determinate proprio  dallo spostamento della propria percezione di inadeguatezza o su oggetti o atteggiamenti massificati, sul perseguimento di un’immagine “di consumo”, ovvero funzionale al sistema che ha prodotto il disagio.  
Con quetso numero di caosinforma, vogliamo  quindi riconoscere, riconsiderare il  tema cruciale, ancorché impegnativo,   dell’identità, personale e sociale.
In realtà la democrazia ha bisogno di valori che vengono dal vissuto e che non hanno a che fare con il sistema politico, ma questi valori personali non bastano senza il sostegno di regole formali.
Che è come dire che le buone intenzioni non bastano e che occorre costruire insieme dei codici di comportamento collettivo.
In questo numero vogliamo soffermarci, allora, sulla dimensione politica, costituiva di tale identità.
Se  infatti, l’interesse e l’impegno politico è sempre più raro e più debole, e l’adesione ad un credo religioso, viene evitata o al contrario vissuta in maniera eccessivamente rigida e sganciata dalla concretezza dell’impegno per il prossimo, la vita associata rischia di perdere la propria capacità attrattiva le stesse persone rischiano di vivere uno stato di permanente sospensione.
È il caso allora  di riflettere anche sulla necessità di un’azione politica a laro raggio che punti al rafforzamento della cultura di servizio  e alle radici spirituali che hanno caratterizzato il nostro  Centro  sin dalla sua nascita (se non prima!).
Ovvero sulle radici nel volontariato, da cui è nato il nostro Centro e  che rappresenta l’anima irrinunciabile della nostra esperienza associativa.
Punteremo lo sguardo sui vari interventi promossi e attivati (e/o da promuovere e attivare) dal nostro Centro.   Il quale, come noto,   è  sorto  proprio per promuovere lo sviluppo sociale e consentire alle persone più fragili di scoprire e sviluppare  le risorse che potessero consentire loro di realizzare un  proprio progetto di vita.
L’Area Territoriale del Centro La Tenda, in particolare,   privilegia l’attivazione delle risorse  socio politiche del territorio al fine di prevenire il disagio, cogliendone prima possibile i segnali,  provando contestualmente a costruire occasioni di sviluppo a livello socio-territoriale.
Quella territoriale è dunque una dimensione costitutiva della nostra proposta resa sempre più inderogabile dalla constatazione  di una grossa crisi del sistema politico attuale, da una patologica burocratizzazione dei servizi,  sempre più evidente  a chi opera  a più  a stretto contatto con gli Enti pubblici.
In realtà la democrazia ha bisogno di valori che vengono dal vissuto e che non hanno a che fare con il sistema politico, ma questi valori personali non bastano senza il sostegno di regole formali.
Ciò, a maggior ragione determina una perdita di interesse per la politica soprattutto nei giovani mentre per gli adulti, considerando la minoranza dedita alla politica, rischia di diventare un fenomeno simile al tifo calcistico: si seguono i partiti e i politici come se fossero squadre e giocatori nello stadio.
È la prova ulteriore di una più profonda crisi di fiducia nelle virtù della politica che ha perso ogni carattere di sacralità.
Ma è anche un segnale di grave pericolo, laddove rinunciando all’investimento di risorse valoriali, ispirate alla creazione di una società più giusta e solidale, si lascia campo libero ad una politica priva di riferimenti valoriale .
E che vengano erosi  quegli spazi di sviluppo che un Terzo Settore, da sempre in cammino, ha saputo creare.