N. 167 -
novembre 2023
Conversando
IL CONFLITTO ARABO - PALESTINESE, LE CONSEGUENZE TRAGICHE DI UNA MIGRAZIONE DRAMMATICA
«La guerra non risolve alcun problema, semina solo morte e distruzione, aumenta l’odio e moltiplica la vendetta. La guerra cancella il futuro». (Papa Francesco)
Se ne parla molto in questo periodo, e non potrebbe essere altrimenti data la drammaticità del conflitto in atto tra Israeliani e Palestinesi.
In questo numero di caosinforma, che volevamo dedicare al tema della migrazione, approfondiremo pertanto il tema imposto dalla storia dei nostri giorni, ovvero dal conflitto tragico e distruttivo israelo-palestinese.
Peraltro, comprendere la logica interna di un conflitto, come quello arabo-israeliano, che ha attraversato il Novecento e che tuttora si perpetua con estrema recrudescenza, non è semplice, e spesso il pregiudizio o la mancanza di conoscenza condizionano la capacità di rovesciare il punto di vista e di mettersi dall’altra parte.
Ma, in realtà, la questione palestinese è un’ulteriore testimonianza di quanto la migrazione dei popoli determini l'equilibrio geopolitico di del mondo intero di ogni pooolo e, in definitiva di ogni persona. A qualunque latitudine si trovi.
Proveremo pertanto a ricostruire, sia pure in estrema sintesi, la intricata questione palestinese con l’obiettivo ampliare l’orizzonte necessario ad inquadrare il fenomeno e soprattutto le auspicabili soluzioni.
La questione palestinese ha radici e ragioni profonde, che vale la pena conoscere per non trasformare una storia complessa, costellata di lacerazioni profonde, in una disputa da intellettuali o di mera contrapposizione populistica.
Una logica di contrapposizione, (da “mors tua vita mea” per intenderci), oggi più che mai imperante, semplicistica, involutiva e disumana che non consente soluzioni evolutive. Da trasformare, invece, necaìessariamente, in occasione di riscoperta del valore inestimabile della pace. Tanto ompegnativa, è vero, ma irrinunciabile, oggi più che mai.
In questo contesto, il discorso della Chiesa è particolarmente importante.
«È necessario recuperare il senso della ragione" sono le parole del Cardinale Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede, "abbandonare la logica cieca dell’odio e rifiutare la violenza come soluzione. È diritto di chi è attaccato difendersi, ma anche la legittima difesa deve rispettare il parametro della proporzionalità». Per costruire una pace davvero giusta bisogna arrivare alla soluzione dei due Stati, così come previsto dalle decisioni delle Nazioni Unite: soluzione «che permetterebbe ai palestinesi ed agli israeliani di vivere fianco a fianco in pace e in sicurezza»
Infine, va ribadito che Israele, al quale il diritto internazionale e la maggior parte dei Paesi occidentali riconoscono il diritto di difendersi in modo proporzionale e tenendo presente il diritto umanitario, deve dimostrare che la sua lotta è contro i terroristi, contro Hamas, che intende distruggere lo Stato israeliano, e non contro il popolo di Gaza.
Dovrebbe garantire un nuovo inizio dopo la guerra, sostenendo un serio programma di ricostruzione e promettendo di non «strangolare» l’economia della Striscia di Gaza, anzi proponendo progetti di cooperazione. Inoltre, sul versante politico, dovrebbe sostenere una nuova Costituzione palestinese e appoggiare i nuovi leader eletti dal popolo. Ciò, secondo alcuni interpreti, sarebbe più facile con un nuovo governo israeliano eletto dopo la fine della guerra.
