N. 172 -
marzo 2024
Conversando
UOMINI E DONNE INSIEME
Anche la nostra rivista ha dedicato al tema della violenza contro le donne più di un numero raccontando anche quanto il Centro La Tenda ha messo in atto per rispondere al disagio femminile, attraverso la realizzazione di iniziative, corsi di formazione, e la promozione della stessa Comunità delle donne di Brignano.
Ma, diciamoci la verità, ogni tentativo di individuare il "problema" ma anche "la soluzione", prendendo in considerazione solo un genere, rischia di ritardare un processo storico culturale che deve puntare sull'integrazione tra le parti, sulla relazione tra il genere maschile e femminile, e più in generale sulla valorizzazione delle differenze che segnano i rapporti umani.
Ce lo ricorda anche don Nicola, parlando di conflitti ma anche di donne. "Non si può pensare di risolvere i conflitti che vive oggi la donna evidenziando le divergenza di opinioni, ma occorre cercare una forma di integrazione, e l'uomo e la donna dovrebbero camminare congiuntamente, per valorizzare ciascuno le proprie risorse”.
Infatti, come lo stesso don Nicola ci ricorda, “per affrontare un disagio non occorre nominarlo sempre come tale. Diventa costruttivo, invece, trasformarlo in una risorsa, ad esempio: per quanto riguarda i popoli che non appartengono alla nostra cultura bisognerebbe fare tesoro delle proprie origini per dare spazio all'interculturalità, che può diventare un'enorme ricchezza, con la possibilità di innescare nuovi processi”.
Citando le parole di una scrittrice degli anni '40 - Edith Anne con il suo testo "Le donne" (molto lungimirante, tanto che le sue teorie sono perfettamente adattabili all'attuale realtà sociale) “è risolutivo dare e ricevere solidarietà, fino al punto che:… o si vive insieme o ci si distrugge insieme".
Le donne, affrontando il proprio disagio, possono diventare messaggere di pace. In questa prospettiva, risultano ancor più preziose testimonianze e contesti che hanno adottato un approccio relazionale al problema della violenza di genere, anziché concentrarsi su una “politica” di rivendicazione, guerra tra i generi o competizione sessuale.
Questo atteggiamento culturale risulta ancora più necessario oggi, considerando che le direttive ministeriali stesse enfatizzano i diritti e le differenze degli individui, indipendentemente dal genere (maschi, femmine, omosessuali, transgender).
Tuttavia, dobbiamo fare attenzione a non radicalizzare la cultura individualista. Dovremmo invece considerare un orizzonte condivisibile verso cui muoverci fin dall’inizio.
La prospettiva più sana consiste nel promuovere una cultura della relazione e del valore delle differenze, non in modo narcisistico, ma come presupposto per concretizzare la dimensione essenziale della relazionalità tra uomo e donna. In questo modo, ciascuna persona (sia uomo che donna) può trovare il senso della propria vita, in un continuo arricchimento reciproco.
— Mario Scannapieco
