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N. 141 - marzo 2021
La Parola della Domenica

ECCOMI

GENNAIO 17, 2021

LA “PAROLA” DELLA DOMENICA 17.1.21 Comunità Sorella Luna, Roma

(Riflessioni, emozioni, sollecitazioni operative correlate alla omelia domenicale di Don Nicola Bari)

Chi sono veramente? Cosa cerco? Cosa voglio?

Ciascuno può riconoscere e valorizzare il percorso avviato da tempo proprio ponendosi queste domande. Ma la premessa è che il tempo va vissuto, va rispettato dentro di noi. E non cedere alla impazienza, soprattutto rispetto a quesiti importanti, come quello da cui siamo partiti.

È importante non divorare il presente, non consumarlo voracemente come siamo spesso tentati di fare approcciando la realtà da eterni bambini.

È importante invece gustare, soffermarsi, elaborare ciò che viviamo e scegliere da adulti.

In effetti in questa domenica ci viene sottolineato un passaggio di grande rilevanza. Ci viene infatti indicato una modalità diversa di rapportarci alla “chiamata” di Dio.

Una voce (quella di Eli nella prima lettura) stavolta ci interroga da adulti, ci chiede, ci responsabilizza su quali intenzioni abbiamo veramente, quali sono le nostre scelte e i nostri desideri rispetto al cammino indicato da chi ci passa accanto.

La voce che convoca è, né più né meno, una voce che nasce dall’interno di ciascuno di noi e la risposta non è un ordine a cui ubbidire ma è semplicemente un invito a interrogarci da adulti chiamati a scegliere ed attivarsi.

Difatti, San Giovanni Evangelista si propone, ce lo ricorda Don Nicola, come un conoscitore, o meglio, uno “scopritore” molto attento e attendibile dell’animo umano. E ci aiuta a riconoscere ciò che si nasconde nel profondo di noi. Se non c’è più “la chiamata”, dunque, la prospettiva cambia.

Giovanni supera la passività propria dell’espressione “essere chiamati” ed evidenza invece la proposta di un rapporto paritario dove l’amore non è motivato da una dipendenza affettiva.

È la scelta attiva, adulta, responsabile il vero motore di questo cambiamento.

Un cambiamento che diventa un traguardo da rinnovare anche nei rapporti tra noi, ponendo l’accento su un nuovo modo di rapportarsi alla proposta evangelica.

Ha il sapore della presenza, dell’esserci veramente, con la consapevolezza di voler attivarsi e procedere.

Cosicché la domanda possiamo senz’altro ritenerla come rivolta a ciascuno di noi.

E la risposta a questa domanda che, in fondo segna la differenza. Non tanto il patrimonio, genetico, intellettuale, esperienziale, di cui pur siamo dotati differentemente l’uno dall’altro, quanto la nostra motivazione a scoprirci e a volere essere veramente ciò che siamo.

D’altra parte lo stesso Gesù, nel Vangelo di Giovanni, alla domanda che qualcuno gli fa “dove stai?” risponde molto efficacemente: “venite e vedrete”.

Quasi a dire “Non c‘è un luogo fisico, stabile e strutturato che possa fornire una risposta, quanto invece un movimento da attivare, una relazione da coltivare un rapporto da far crescere.

È necessario, sembra voler dire, per scoprire una nuova, più vera identità, uscire dalla illusione di bastare a noi stessi.